Ammettere a se stessi di avere dei limiti è una grande conquista.
Personalmente ho sempre creduto di essere perfetta (dentro), ho sempre avuto la convinzione di agire e di pensare correttamente e sempre a favore del bene degli altri, molte volte dimenticandomi di me, del mio sentire. Questa dimenticanza è la matrice dell’errore.
Noi terapeuti abbiamo un grande dono: quello di aiutare gli altri nel viaggio della scoperta di se stessi.
In questa giornata strana e piena di nuvole ho avuto modo di dialogare insieme ad un caro amico (non ho utilizzato la parola dialogo in maniera casuale poiché, attraverso la parola, riusciamo a confrontarci, esprimere sentimenti ed emozioni). Questo è stato uno di quei dialoghi che ti prendono un po’ a sberle.
Il mio amico mi ha fatto notare che dietro ad un terapeuta c’è un essere umano ed ogni tanto vale la pena di ricordarsene. Anzi, varrebbe la pena ricordarlo sempre.
Accettiamoci così come siamo, degli splendidi esseri imperfetti: tale imperfezione è quella che ci rende unici.
E non dovremmo aver paura di sbagliare, anzi. Grazie all’errore ci è data la possibilità di comprendere e cambiare.
Il ruolo degli altri, in questo gioco di specchi, è fondamentale perché ci fa vedere fuori quello che vive dentro di noi. Anche oggi posso ritenermi fortunata.
Attraverso gli altri comprendo che il cambiamento è qualcosa di possibile, è necessario avere tanta fiducia, la stessa che viene riposta nelle nostre mani.
Fiducia nel cambiamento, ma di questo ve ne parlerò poi…












