" Sbagliare è umano, cambiare è più bello! "

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Come le abitudini influenzano il nostro stile di vita e la nostra salute.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗹𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲? 𝗦𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗻𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮.

Le sedute di osteopatia diventano ampie finestre di dialogo con il paziente che mostra se stesso in tutta la sua 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙨𝙨𝙞𝙩𝙖̀. Molte delle problematiche di salute che vengono accolte in studio sono il frutto di 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲 instaurate nel tempo e così radicate da non permettere di vedere una possibilità di cambiamento.

𝘙𝘦𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘻𝘰𝘯𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘧𝘰𝘳𝘵 𝘦́ 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘭𝘪𝘤𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘤𝘪 𝘭𝘢 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙨𝙖𝙡𝙪𝙩𝙚!

Lo spazio di una seduta è uno spazio limitato: pensare di risolvere un problema solo attraverso l’applicazione di una terapia, quella sul lettino, è impensabile. 𝗖𝗶 𝘃𝘂𝗼𝗹𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮!

Movimento, cura e responsabilità nella gestione dello stile di vita sono dei paradigmi sui quali si basa la mia osteopatia al cuore della quale c’è un motore molto forte e potente che, se alimentato, è in grado di poter compiere miracoli: la (buona) volontà. Nessun operatore potrà mai sostituire l’efficienza della volontà di un individuo di cambiare e di creare nuove e sane abitudini, questo è il potere del prendersi cura di se…

Quanto tempo ci vuole per cambiare un’abitudine?

Molte teorie, che affondano le radici nell’antica tradizione orientale ma che, in periodi più o meno recenti, approdano anche da noi, affermano che per instaurare una nuova abitudine c’è bisogno di ventuno giorni.

Negli anni sessanta il chirurgo Maxwel Maltz conferma questa teoria ma, a seguito di alcuni studi osserva che i neuroni cerebrali non sono in grado di assimilare e mantenere un nuovo comportamento in questo breve lasso di tempo. A quanto pare, secondo l’University college di Londra, i giorni necessari sono sessantasei.

Che siano venti giorni, due mesi o anche un intero anno per cambiare abitudine bisogna, innanzitutto, osservarla in tutti aspetti, decidendo poi di modificarla iniziando ad agire con una nuova modalità.

Quando si presenta una situazione X posso decidere di reagire seguendo la mia solita modalità Y oppure di ampliare lo sguardo ad altre infinite possibilità di azione.

Il circolo vizioso dell’abitudine

Quante volte, di fronte ad un qualsiasi evento, ci siamo detti di essere abituati ad agire e reagire in un determinato modo?

Ebbene: l’abitudine è un grande limite che poniamo alle nostre stesse vite. Vivere ed agire sempre secondo abitudine fa in modo che la nostra vita segua una linea dritta che si ripete, a scanso di colpi di scena. E’ un pò come guardare un film del quale si conosce già il finale, rinunciando al piacere della sorpresa!

Portando per un momento l’attenzione alle nostre abitudini ci renderemo conto del fatto che alcune tra queste vanno totalmente al di fuori di ciò che ci rende felici e di ciò che ci fa stare bene. Ciò nonostante decidiamo di agire come siamo abituati a fare…

Paura e pigrizia nell’arte del procrastinare.

Quante volte per paura di un risultato rimandiamo un’esame, una visita di controllo, un confronto con un amico o con il nostro capo? Scene del genere sono piuttosto tipiche nella vita di tutti i giorni ed nella vita nel mio studio di osteopatia.

Qualche giorno fa mi sono confrontata con R, paziente che convive con un’ostruzione nasale da…circa dieci anni!   Nel tempo la sua ostruzione è diventata sempre più invalidante fino a modificargli e non di poco la qualità del sonno e dello stile di vita. Nonostante questo R continua a rimandare controllo dal medico specialista…e mentre procrastina la malattia stagna, paura e stanchezza crescono e con esse l’angoscia del non sapere la natura del suo male di conseguenza, oltre che per l’ostruzione nasale, non riesce a dormire per il forte stato di stress che porta caos e squilibri.

C’è anche il caso di V che ha cambiato tanti medici ma non ha ancora cambiato abitudine. V da qualche tempo, più di due anni, soffre di un fortissimo mal di schiena: nell’arco del tempo V mi racconta di aver speso più di duemila euro alla ricerca di una ragione e di una cura per il suo male. Gli accertamenti strumentali hanno confermato che non si tratta di un dolore dato da problematica vertebrale, discale, di degenerazione ossea…tutti gli specialisti, me compresa, hanno consigliato a V di perdere peso e di fare movimento perchè, il suo mal di schiena, è causato da un intestino che lavora male…

Certo, la paura è un sentimento lecito che deve assolutamente essere provato, di fatto è alla base della sopravvivenza. Ma cosa accadrebbe se R e V decidessero di rimanere con i piedi ingessati nella paura? E cosa potrebbe accadere se entrambi decidessero di apportare un cambiamento al loro modo di agire di fronte ad un problema ed al loro stile di vita? Possiamo scegliere di utilizzare la paura come un combustibile per stimolare il cambiamento!

Un famoso detto recita: chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova. Riflettendoci su: chi lo dice che la strada nuova sia qualcosa da temere? Eppure, il senso comune attribuisce un significato pessimistico a questa frase che, se osservata da un nuovo punto di vista, può essere di grande illuminazione!

La neuroplasticità cerebrale

Per neuroplasticità si intende la capacità del cervello di modificare la propria struttura nel corso del tempo in risposta ad una esperienza ripetuta nel tempo. In soldoni la neuroplasticità viene attivata quando vengono forniti al cervello nuovi elementi di adattamento, nuove informazioni da codificare, nuove circostanze da vivere.

La neuroplasticità offre notevoli vantaggi ma altrettanti svantaggi  infatti anche le esperienze negative possono modificare la struttura del cervello.

Quello della neuroplasticità è uno tra i doni di Madre Natura che dovremmo imparare a sfruttare perchè gioca totalmente a nostro vantaggio. Al contrario, se lasciata sopire, andrà a finire nel cassetto delle abilità perse (come quella di arrampicarci sugli alberi, per intenderci…)

La teoria dell’adattamento di Darwin ci aveva visto lungo: vince il più forte, ma il più forte non è chi ha maggior forza fisica ma chi è in grado di adattarsi ad un cambiamento.

𝗟𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗲̀ 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀: 𝗮 𝗻𝗼𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗲𝘂𝘁𝗶 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝗿𝗲, 𝗮𝗹 𝗽𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗲.

Allenati al cambiamento!

Ti propongo un esercizio: prendi una posizione comoda ed inizia a respirare lentamente e profondamente.  Concentrati e pensa ad una tra le tue abitudini che sai essere “cattiva” o poco affine al tuo benessere. Visualizza come questa abitudine sia presente nella tua vita.

Prendi un foglio di carta e crea due colonne. Sulla prima scrivi: ciò che sono abituato a fare, sulla seconda scrivi: ciò che posso scegliere di fare.

Infondo alla tabella lascia uno spazio per annotare ciò che potrebbe accadere e come potrebbe essere risolutivo apportare un cambiamento nella tua vita.

Vedrai che, a conti fatti, avrai voglia di valutare la possibilità di cambiare…

Puoi utilizzare questo esercizio ogni volta che vuoi: qui ti lascio il link del video dove ti mostro, nella pratica, come creare la tua tabella!

Qui un breve esercizio che ti aiuterà a sintonizzarti con la tua respirazione.

www.manueladivito.it
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